Di amiche, di sogni e di folli speranze

Cara cicogna,

questa sera ti scrivo per chiederti di volare da una mia amica. Domani mattina ha le beta. Il test fatto qualche giorno fa le ha già detto il no più brutto che una cercatrice possa immaginare. Ma lei ci spera, spera forte, con quella speranza folle e forse un po’ assurda, di chi ti cerca.

Il mio Lui ed io abbiamo vissuto questo suo primo tentativo molto intensamente. Perché le vogliamo bene, perché la capiamo, perché avremmo voluto avere qualcuno che lottasse con noi negli anni passati.

Ho parlato solo di lei ma sbaglio. Ha accanto un compagno forte che ha dovuto superare tanti suoi limiti per poter intraprendere questa strada e per poterne parlare.

E io sempre di più credo che questo è quello che vorrei fare nella vita. Stare accanto alle persone che hanno bisogno di una mano, di un sostegno, di una spalla su cui piangere, di un aiuto concreto per diventare genitori.

Devo lavorarci, devo capire se mi darà da vivere. Ma questo progetto ormai da anni sta crescendo nella mia mente.

Per ora ho chiesto ad un’associazione di ragazzi che conosco di poter partire con un gruppo per neo genitori. Una sorta di mutuo aiuto. Gratuito ovviamente. Per poter iniziare a imparare qualcosa e per poter condividere le mie esperienze.

Spero di riuscirci.

E spero di riuscire a sviluppare poi qualcosa di più complesso.

Lo immagino come un centro di sostegno alla genitorialità nei suoi diversi aspetti.

Differenti settori da portare avanti: l’infertilità, la fecondazione assistita, l’adozione, le famiglie con un solo genitore, i genitori stranieri, la maternità in generale. Sono solo alcuni degli aspetti che potrebbero essere portati avanti parallelamente.

Non so perché ma mi viene in mente l’immagine del sole. Al centro la genitorialità e vari raggi che rappresentano i “settori” che ho elencato prima.

Il tutto con una particolare attenzione alla sostenibilità (sia sociale che ambientale) e alle categorie più svantaggiate.

Ovviamente dovrei avvalermi di professionalità adatte a ciascuna situazione. Ostetriche, medici (la mia laurea rimane l’altro sogno), avvocati, psicologi.

Insomma…la mia mente vola….forse troppo, ma voglio godermi questa voglia di nuovi progetti.

Nel frattempo mi godo il mio meraviglioso Puntino. Il mio piccolo Sirius che ormai sta diventando grande. Ha quasi cinque mesi!

Oggi giornata di vaccini. Pomeriggio intenso anche se lui é buonissimo.

E io ora sono qui, in cucina. Con una tazza di latte caldo per cena, la casa in disordine ma con il profumo di un dolce appena sfornato, il mio Lui che mi scrive messaggi dolci dal lavoro e il mio sogno più grande che dorme nella sua culla.

Penso alla mia amica. Alla strada che sta facendo. Alla strada che abbiamo fatto noi. All’immensa fortuna che abbiamo avuto.

Non posso non essere grata.

E come ho fatto in un post di qualche tempo fa mi chiedo… chi sono io adesso?

Questa sera camminando nella casa silenziosa mi sono sentita per la prima volta diversa. Forse più grande. Finalmente mamma.

E poi però c’è ancora la consapevolezza di essere la ragazza che deve lottare per avere un bambino. Come la mia amica. Perché so che per la ricerca del secondo tornerò a vivere ancora e ancora le emozioni e le fatiche che sta affrontando lei ora.

E questo fa paura.

Ma ora vola da lei. Ti prego mia Cara cicogna, vola da lei.

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Regali

Cara cicogna,

oggi é la festa della mamma e a me va di parlarti dei bellissimi regali che ho ricevuto in questi mesi.

Il primo è questa bellissima etichetta, quella di mamma, (di cui avevamo parlato un anno fa) attaccata addosso.

La porto con incredulità ed orgoglio.

Con stupore e meraviglia.

Con gratitudine.

Infinita gratitudine.

E ora sono qui, nel letto, con lui che ormai a quattro mesi é già troppo grande per dormirmi sul petto come una volta.

Qui, a tenerlo stretto e godermi il momento preferito della mia giornata. Quando sento il suo cuore contro il mio, il suo respiro vicino, il suo peso addosso. Quando dopo ore di corse avanti e indietro, potrei poggiarlo nel lettino e invece accampo scuse con me stessa per tenerlo ancora un po’ tra le mie braccia.

La verità, cara cicogna, é che questi mesi non sono stati facili per via di cose più grandi di me, ma ho imparato a godermi ogni secondo passato con il mio piccolo Sirius e il mio Lui.

La verità é che questa vita da mamma mi piace più di quanto credessi.

Me la sento cucita addosso. Mi diverto.

Forse è ancora presto per dirlo, forse i momenti più faticosi devono ancora arrivare ma…la stanchezza di cui tutti mi parlavano ancora non mi colpisce.

È vero, le giornate sono lunghe, non siamo mai fermi e quasi mai a casa. È vero anche che sono le dieci di sera e a me sembrano le due di notte. Ma…ne vale la pena. E sopratutto è bello!

Ho rischiato di non avere tutto questo…é il solo pensiero ormai è intollerabile.

Questi cinque anni di ricerca ci hanno insegnato a non dare per scontato nulla di quello che facciamo con lui.

Ogni suo sorriso, ogni suo nuovo gesto, ma anche i suoi pianti, sono il secondo regalo.

Tutta questa nuova vita é un regalo.

Voglio viverla come tale.

Apprezzare il “qui ed ora”.

Questo ho imparato.

Godermi l’abbraccio di questo bimbo aspettando che il suo papà torni dal lavoro.

Raccontare a te questi pensieri mentre appeso al mio collo c’è un nuovo e meraviglioso pegno d’amore.

Ecco il terzo regalo, nonché il primo per la mia prima festa della mamma.

Un ciondolo dal significato stupendo.

Due pietre, le stesse del mio anello di fidanzamento.

Due piccole pietre a rappresentare le nostre due stelle.

Quella che dorme ora su di me e quella che non abbiamo potuto abbracciare.

Perché, come mi ha detto stamattina un uomo speciale, resteranno entrambe per sempre con noi in questa nuova vita.

Una vita che spero di riuscire a donare a mia volta a loro. A tutti e tre.

Un regalo che vorrei saper fare.

Un regalo che imparerò a costruire.

Vaccini

Cara Cicogna,

ti scrivo due righe al volo. Sto per entrare in aula per un piccolo lavoro ma volevo dirti che stamattina abbiamo fatto il primo vaccino (si fa per dire, perché in realtà erano 7!) al piccolo Sirius. Ora è a casa con il papà e la mia ansia di mamma si fa sentire!

Vederlo piangere disperato mi ha fatto stringere il cuore, anche se sapevo che era per il suo bene.

Ora scappo, mi chiamano!

Di amore e routine…

Cara cicogna,

sono le sette del mattino e sono ancora al letto. Mio marito mi dorme accanto e Sirius è su di me, appoggiato al mio petto.

Ho appena scritto che sono al letto ma la giornata è già iniziata da un po’, o forse non è mai finita quella di ieri. Di notte ci si sveglia ancora ogi tre ore e alla poppata delle sei o delle sette, mi alzo per lavarlo e vestirlo. La casa è piena delle sue cose e la nostra giornata scandita da ritmi abbastanza regolari, da piccoli riti, da una routine che diventa ogni giorno più familiare.

E tutto questo mi piace, mi piace tanto.

Mi piace più di quanto avrei mai potuto sperare in questi anni.

Amo sentirlo qui su di me, e amo cambiarlo sulla lavatrice nel bagno caldo appena ci svegliamo. Amo dargli il biberon assonnata in piena notte, amo le chiacchiere scambiate con mio marito nel letto, sottovoce, mentre lo guardiamo mangiare. Amo i suoi vestitini sullo stendino, amo iniziare a riconoscere i vari tipi di pianto e capire ciò di cui ha bisogno, amo preparare le sue cose prima di uscire, amo il rumore dell’acqua che bolle nella pentola quando sterilizzo i biberon.

Amo la capacità di trasformare in poesia i gesti quotidiani. Si, è una magia stupenda questa.

Non credevo che sarei stata capace di occuparmi cosi di qualcun’altro, nonostante la stanchezza e gli errori che faccio e farò.

Amo essere la sua mamma, amo condividere il compito di genitore con mio marito.

E a proposito di questo….ieri è stata la sua prima festa del papà!

Ho sempre saputo che sarebbe stato un buon padre, ma oggi ne ho la certezza.

Vederlo così innamorato, così attento, premuroso, buffo, dolce, presente, mi fa capire che non potrei desiderare di meglio per questo piccolo bimbo.

Anche noi stiamo crescendo, giorno dopo giorno. La casa incredibilmente è più in ordine di quando eravamo solo in due. Siamo più organizzati, più veloci, meno pigri. Avevo letto in un bel libro che con l’arrivo dei figli il tempo sì dilata. Ecco, é cosi. Scorre velocemente ma in una giornata riusciamo a mettere dentro molte più cose. Ma proprio riguardo questo…mi sono appena resa conto che si è fatto tardi!! Devo andare, oggi ci aspetta una lunga gita all’Ikea…poveri noi!!

Cara Cicogna torno a scriverti il prima possibile!

I nostri blog

Cara cicogna,

provo a scrivere una cosa veloce. Sono sul letto, con la luce spenta e Sirius che dorme sul mio petto. È stata una giornata faticosa, non ha chiuso occhio tutto il pomeriggio ed è voluto stare sempre in braccio ma…anche se esausta, sono felice. Sentire il suo respiro su di me mi ripaga di ogni cosa. Certo, avrei dovuto fare un lavoro che non sono riuscita a fare ma…troverò una soluzione…

Volevo invece parlare dei blog delle altre ragazze. Ultimamente mi sono un po’ persa. Ho iniziato a seguire nuovi blog ma ancora confondo storie e persone. Di solito vado sempre a leggere tutti i post passati per conoscere bene le vicende di chi scrive e invece sono rimasta indietro.

Quindi, cara cicogna, ti dispiace se parlo un attimo con le altre cercatrici?

Mi scuso con tutte di non aver partecipato attivamente ai vostri blog e mi riprometto di aggiornarmi su tutte le vostre storie.

Volevo invece dire alle mie compagne di viaggio, cioè Blueberry de “la seconda linea rossa” , Ele di “Il viaggio verso te”, la “già mamma ormai” di “Manchi solo tu”

1) avete notizie di Pansy di “the empty peanut girl”?

2) Secondo voi c’è un modo di parlarci (scriverci) tutte insieme e più velocemente? Ovviamente sono benvenute anche le altre!

Ora vado perché mi sta venendo un crampo per scrivere in questa posizione.

A presto!

Un mese

 

Cara cicogna,
esattamente un mese fa sei finalmente arrivata da noi.

Alle 7:44 del 9 Gennaio è nato il nostro Sirius. Ed ora è qui, accanto a me, a riempirmi la giornata, i pensieri, la vita e il cuore.
E’ venuto al mondo con un parto cesareo programmato due giorni prima. Il mio ginecologo e l’ostetrica hanno preso la decisione che io non sarei mai stata capace di prendere. La motivazione sono stati i miei attacchi di panico e l’eventualità di un travaglio difficoltoso per via della sua testolina grande e del mio bacino stretto.
La notizia è arrivata la domenica mattina, mentre ero a far colazione con una coppia di amici nel solito bar. Un misto di terrore, gioia ed emozione.
Non vorrei ora parlare del parto, perche non ho bei ricordi sopratutto del dopo. L’operazione è andata bene nonostante il panico ogni tanto mi assalisse. Per fortuna avevo accanto a me un’anestesista fantastico che mi ha tenuto la mano e calmato. Avevo il terrore di non sentirlo piangere appena tirato fuori dalla pancia e invece il suo primo vagito ha riempito le mie orecchie, seguito dai commenti rassicuranti dell’ostetrica. Dopo averlo pulito un po’ , me lo ha avvicinato al viso e allora tutta la gioia possibile mi è piovuta addosso. Non dimenticherò mai quei due secondi in cui ho riempito di baci il suo visino morbidissimo. Il nostro primo incontro.
La cosa più brutta invece l’ho scoperta dopo essere tornata in stanza. Lo avrebbero tenuto per 48 ore in osservazione e quindi lontano da me. A causa dei farmaci che prendevo per gli attacchi di panico e l’ansia, avrebbe potuto avere sintomi di astinenza (che per fortuna non ha avuto). Non sai che enormi sensi di colpa ho avuto, cara cicogna. Per colpa mia era costretto a stare tutto solo in un’incubatrice e rischiava di stare male. Sono stati due giorni difficili, in cui gli attacchi di panico sono tornati cosi forti che temevo di impazzire. Ora il solo ricordo mi spaventa.
E poi finalmente è arrivato lui….e tutto piano piano si sta sistemando. Ancora non sono del tutto tranquilla ma ho potuto anche riaumentare un po’ le dosi dei farmaci e le cose vanno meglio.
Ho deciso di parlare apertamente su questo blog anche del fatto che prendo queste medicine perchè magari anche qualche altra donna potrebbe trovarsi nella mia stessa situazione. Io sono ancora piena di sensi di colpa ma la realtà è che questa è una malattia come le altre. Se avessi avuto il diabete non mi sarei sentita giudicata per i farmaci che avrei dovuto prendere.

In quei giorni in ospedale ho dovuto anche parlare apertamente del mio problema con mio padre, che sa della sua esistenza ma che non l’ha mai accettata. È stato un passo avanti anche questo. E il merito in fondo è di questo bimbo.

Ora ho ancora tanta strada da fare e alcuni giorni il mio Mostro minaccia di tornare. Spero di rinchiuderlo al più presto nel suo angolino e godermi appieno questo nostro miracolo. Sono solo un po’ stanca. Perché non c’è notte insonne, dolore per la ferita, che eguagli il dispendio di energie e la sofferenza di un attacco di panico bello forte.
E ora passiamo alle cose belle, cara cicogna. Dopo un mese ancora mi ritrovo a fissarlo stupita. La vita da mamma (mamma? Si, mamma!!!) è faticosa ma bellissima. Sarà che l’ho desiderata per cosi tanto tempo.
Siamo usciti fin da subito, dalla prima settimana praticamente. E ora quasi ogni giorno facciamo una passeggiata, anche in montagna.
Ho tante cose da raccontarti mia cara cicogna. Intanto, grazie di essermi stata accanto in tutto questo percorso e spero che non ti dispiaccia se continuerò a raccontarti di noi. Ringrazio anche tutte le amiche che ho trovato grazie a questo blog e mi scuso per la mia assenza.
Prometto che appena possibile scriverò ancora e vi dirò di come il mio piccolo Sirius catturi ogni mio senso.
L’olfatto, con il suo profumo unico.
L’udito, con il suo pianto e ogni suo versetto.
Il tatto, con la sua pelle morbida sotto le mie labbra che lo cercano sempre.
La vista, con ogni piccola parte del suo meraviglioso essere.
E il gusto…no, non l’ho ancora assaggiato!

Ora torno da lui e dal suo meraviglioso papà.

30+6

Cara cicogna,
eccoci qui, a 30 settimane e 6 giorni, ancora incapaci di essere sereni. O meglio…quella incapace sono io.
Il paradosso é che proprio nei momenti di calma che l’ansia mi assale non facendomi godere questo miracolo.
Comunque…basta, mi concedo un minuto per pensare al mio “ora e qui”. Deve essere questo forse il mio scopo. Vivere il presente. Istante per istante. E godermelo, come se il domani, bello o brutto che sia, non debba interessarmi.
E quindi, cara cicogna, ora sono qui, di nuovo in giardino, di nuovo nel mio posto preferito, con l’aria un po’ più fresca e la pancia un po’ più grande.
Oggi è sabato e mercoledì siamo andati al controllo. Il mio Puntino sta bene, è cresciuto e pesa più o meno un kg e 800gr! É in posizione cefalica (ma ha ancora tempo per fare capriole varie, quindi non é significativa la cosa) e il collo dell’utero è rimasto quasi invariato nonostante le contrazioni.
La mia pancia infatti, questa è la nota dolente, é perennemente dura e a seconda delle giornate avverto più o meno contrazioni belle forti. Senza dolori per adesso, fortunatamente. Ma tolgono il respiro, quello sì.

Stavo pensando che presa da tutte le mie paranoie non ho tenuto un diario della gravidanza, e tante cose già non le ricordo più. Quando ho sentito il suo cuore per la prima volta? E i primi movimenti? Un po’ di cose le ho scritte a te, per fortuna, e rimarranno qui. Ma altre…me le sono perse per dar ascolto alla paura.
Parlo così, ma anche adesso non trovo il coraggio di farlo. E la mia mente contorta dice “attenta, non credere che tu possa rilassarti”.

A proposito di ansia e paranoie, sono tornata dalla mia psichiatra e insieme abbiamo concordato un piano per gestire un po’ meglio il panico. Spero che funzioni, ma comunque sarà meglio di niente!

Sto piano piano iniziando a preparare la valigia per me. Anche se mi sembra sempre troppo presto.
E la settimana scorsa finalmente abbiamo comprato la prima cosa per lui! Due minuscoli body.
Un passo avanti, visto che fino ad ora non ci eravamo concessi nessun acquisto.

In cambio però credo che sia a me che al mio Lui stia venendo la “sindrome del nido”. Un’irrefrenabile voglia di preparare la casa e la cameretta in particolare. Per ora stiamo costruendo una libreria in soggiorno, per poter smontare quella nella stanzetta che diventerà del bimbo.
(Dico stiamo, ma in realtà io non faccio granché!)

E invece cara cicogna, qualche giorno fa é successa una cosa che mi ha commosso ed emozionato. Mio marito mi ha raccontato che mentre dormivo si è avvicinato per caso alla mia pancia e ha sentito che lui scalciava. Allora ha poggiato una mano ed è rimasto a godersi i suoi movimenti per almeno dieci minuti.
Be, a me questa cosa é piaciuta da morire. Il loro primo contatto senza che io facessi da intermediario. Il primo incontro tutto loro.

E con questa immagine nella testa, passo e chiudo cara cicogna. Non vedo l’ora di vederti arrivare con il nostro fagottino. Studia bene la strada e aiutaci a diventare davvero una mamma ed un papà.