Sole fuori e buio dentro

Cara cicogna,

ti scrivo dalla riva di un laghetto. Il sole splende, sono con il mio bimbo e il mio Lui. C’è la piccolina nella pancia, tanti amici grandi e piccini.

Eppure io ho un po’ di buio dentro. Un po’ di rabbia. Un po’ di paura. Un po’ di tristezza.

Sono passati due mesi. E fino ad ora ci sono stati alti e bassi. Ma avevo io il controllo. Ora?

Ora non lo so. Temo di perderlo e lasciarmi trasportare via dal mio mostro.

Avrei bisogno di lei. Ma lei non c’è.

E allora ho bisogno di tranquillità, di riposo, di leggerezza, di comprensione.

Tutte cose che non riesco a trovare. Circondata da persone che hanno probabilmente più problemi di me. E non sono tranquille.

Mi godo questi dieci minuti da sola. Gli unici che avrò oggi e forse per molti giorni.

E ti scrivo cara cicogna, per trovare un po’ di serenità. Per dirti che mi manca la mia mamma. Per dirti che non so come si fa a vivere senza di lei.

Mamma

Venerdì ho ricevuto la notizia più brutta che una figlia possa ricevere. La notizia più brutta della mia vita. La mia mamma non c’è più.

E io adesso chi sono?

Una figlia con un dolore, una persona con un tassello mancante, una mamma che ride nonostante tutto, una donna incinta con una bimba nella pancia.

La parola mamma cambia significato ora. Cerco ancora la mia mamma ma c’è qualcuno che cerca me.

Sono come su un’ altalena.

Momenti in cui cerco la bellezza, i pensieri leggeri. Tutte cose che trovo nel sorriso del mio bimbo, nelle sue risate, nei calcetti che inizio a sentire, nel sognare questo nuovo viso, nel sole, nel cielo finalmente libero, nel verde che mi circonda.

E momenti in cui il dolore schiaccia tutto, in cui le lacrime non riescono a scendere e fanno più male, momenti in cui tutto sembra finito. Momenti in cui mi rendo conto di non voler andare avanti senza di lei, in cui mi sento persa, in cui la rabbia esplode. Momenti in cui la paura immobilizza tutto e io non so che fare. Perché avrei chiamato lei, perché lei mi avrebbe aiutato.

E ora?

Continuo a chiedermelo.

C’è bisogno di tempo e invece io ho una maledetta fretta. Fretta di tornare a vivere, fretta che passi il dolore

Mezzanotte

Cara cicogna,

è mezzanotte, sono stanca, ho sonno ma non dormo. Sono sul divano. Dovrei andare al letto. Ma una nausea prepotente mi impedisce di fare qualsiasi cosa.

La stessa nausea di due anni fa…

È mezzanotte, sono stanca, ho sonno e ancora non ci credo. Sono sul divano con il fiato sospeso fino a lunedì.

Di nuovo

Cara cicogna oggi vince la frustrazione.

Perché i muri da superare sono sempre alti, perché infertili non si smette mai di esserlo, perché la gente è ottusa, perché se vuoi un altro figlio devi affrontare di nuovo anni di lotte, perché le cose non funzionano, perché comprare un bambino ti fa schifo, perché se non rientri in certi schemi non avrai l’idoneità, perché ritentare sarà faticosissimo, perché ritentare sarà pericoloso, perché si va avanti per frasi fatte e luoghi comuni, perché pretendono di stabilire loro i tempi della tua vita, perché se fai notare che gli anni passano ti fanno sentire un verme, perché avere fretta di vivere è una colpa, perché credono davvero che se Dio non ti ha dato un figlio in fondo è perché non lo meriti, perché un mutuo chi me lo da, perché senza mutuo i figli qui non si fanno.

Ma sopratutto perché sono altri a decidere della mia vita. Sempre. Con prepotenza. E fa male.

Nodi e pagine

Cara cicogna,

oggi ti scrivo stando in piedi, con Sirius nella fascia. Non riesce a prender sonno e quello che di solito è un rituale di qualche minuto, stasera dura già da un po’.

E allora ne approfitto per parlarti di due cose.

La prima è questo pezzo di stoffa che ci unisce. Spero di trovare il tempo di parlartene con più calma ma intanto voglio dirti che per noi è un qualcosa di magico. Ho scoperto questa antica pratica del portare i bimbi in fascia, uno o due mesi dopo la nascita di Sirius. Da allora è entrata a far parte della nostra routine e io ne sono felicissima. A settembre mi sono regalata il corso da consulente e sto piano piano cercando di far diventare questa nuova passione un lavoro.

La fascia mi ha permesso di recuperare un po’ del tempo perduto, mi ha permesso di sentirmi ancora un tutt’uno con lui, cosa che in gravidanza non sono riuscita a godermi.

È prima di tutto un metodo di accudimento, ed io l’ho sentito presto mio.

La seconda cosa invece è l’uscita di un libro!

Eh si Cara cicogna, non so come ma una mia lettera per te deve esser per caso volata tra le mani di qualcuno che ha avuto una buona idea.

Un libro corale sulla pma, sull’infertilità, sulle storie di ciascuna di noi cercatrici.

Sono fiera che lì dentro ci sia anche un pezzettino di me, e di te…

Per una volta sono fiera.

Me lo concedo…

P.s. La fascia ha fatto anche stavolta la sua magia. Vado a metterlo nel suo lettino…

http://news.parolefertili.it/2018/11/28/parole-fertili-diventa-un-libro/

Mamma. Io.

Cara cicogna,

è tantissimo che non ti scrivo! Il tempo scivola via velocemente e il mio Puntino sta crescendo così in fretta!

Ha undici denti, va in giro per casa gattonando, prova a mangiare da solo con il cucchiaino, si addormenta nella fascia, batte le manine, sbava tantissimo, si alza aggrappandosi ad ogni cosa, mangia di tutto e se potesse non smetterebbe mai, chiacchiera e urla in continuazione ma senza parlare ancora la nostra lingua, se gli va, ma solo se gli va, da dei bacini sbavosi bellissimi, ci offre il ciuccio o il pane già mordicchiato, adora il camion dei pompieri, gioca con la nostra cagnolina anche se é ancora un po’ troppo irruento, è un impiccione, ha paura del pupazzo di Wall-e, fa i sorrisi più belli del mondo.

Lui è tutto questo, lui è tanto altro. È il nostro tutto.

È di la che dorme nel suo lettino. E io sono la sua mamma.

Non è incredibile, cara cicogna?